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analisi tecnica e fondamentale di medio-lungo termine


Questo articolo fa parte del ‘Programma Esperti’ di Cointelegraph Italia, che mira ad offrire alla community italiana contenuti di alta qualità realizzati dai più autorevoli esperti italiani di blockchain e criptovalute.

Quadro tecnico

Il break-out del falling wedge che accompagnava la quotazione da luglio 2019 finalmente è arrivato. Il trigger event che ha determinato l’impulso rialzista del 25 ottobre è stato senza dubbio la notizia dell’apertura cinese ai settori della blockchain e delle valute digitali, che presto saranno implementate nell’economia interna del colosso asiatico.

Dal punto di vista squisitamente tecnico, il ritorno del Bitcoin sopra la media mobile a 200 periodi giornaliera è un segnale rialzista molto importante, infatti storicamente la suddetta media mobile è stata lo spartiacque tra un mercato rialzista o ribassista.

Se analizziamo l’azione del prezzo nelle ultime settimane, vediamo che dopo il dip di fine settembre la quotazione ha trovato supporto prima in area 8.000-7.800$ per circa un mese (zona che già tra maggio e giugno aveva sostenuto il Bitcoin fornendo la base di partenza per la run che ha portato la moneta a toccare i 14.000$), per poi rompere il suddetto supporto sotto la pressione delle vendite e andare a testare i 7.300$, esattamente sull’intervallo chiave dei ritracciamenti di fibonacci a 0.618 (foto in alto), considerato universalmente il confine tra la correzione e l’inversione di un trend di medio-lungo periodo. 

A fronte di queste considerazioni, molti trader hanno individuato nell’area 7.300/7.500$ un ottimo punto d’ingresso per la strategia buy the dip, centrando un timing perfetto: infatti dopo soli due giorni sono stati premiati dalle dichiarazioni del Presidente cinese XI Jinping.

A questo punto, orde di investitori retailers sempre affamati di notizie idonee a giustificare un movimento del mercato, si sono riversati sul Bitcoin (e sulle principali criptovalute “China based”).

In tale contesto, per tentare di comprendere il comportamento delle varie tipologie di investitori in gioco, analizziamo la dinamica del prezzo del Bitcoin nell’ultima settimana di ottobre. A mio parere la prima ondata dai 7.500 agli 8.500 dollari è stata causata dal tipico comportamento dei piccoli investitori: comprare appena esce la notizia.

Nella seconda ondata, alimentata anche dalle liquidazioni di numerose posizioni short, qualche grande investitore (whale) ha spinto il prezzo fino ai 10.500$.

Su quel livello di prezzo ragionevolmente sono scesi in campo gli operatori istituzionali e i grandi fondi d’investimento con sostanziosi ordini di vendita, spingendo così il prezzo in area 9.500$ che rappresenta l’attuale zona di equilibrio tra domanda e offerta.

Ed è proprio qui che il Bitcoin si sta consolidando.

Nel grafico a 4 ore vediamo che, dopo l’imponente rialzo tra il 25 e il 26 ottobre, si è formata una sorta di bullish pennant all’interno del quale il Bitcoin è in fase di consolidamento da oltre 10 giorni (e questo lo si intuisce facilmente dal progressivo calo dei volumi). 

In breve, la quotazione si muove tra il supporto dinamico fornito dalla media mobile a 200 periodi giornaliera (che al momento della scrittura passa a 9.150$) e la resistenza statica data dall’area di prezzo 9400/9600$ (la zona evidenziata in rosso nel grafico a 4h) che per tutta l’estate ha supportato il Bitcoin come base del triangolo discendente rotto il 24 settembre, che appunto ha rappresentato già in quella fase il punto di equilibrio tra domanda e offerta, come si evince dall’analisi del profilo volumetrico. 

Un altro importante elemento di considerazione, è quello relativo al gap chiuso nella giornata di ieri sulla quotazione dei Bitcoin futures presso il CME. 

Molti analisti sostengono che prima di una nuova ondata rialzista, i gap che naturalmente si generano nel grafico dei Bitcoin futures debbano essere “chiusi” (come tutte le borse, anche quella di Chicago chiude durante il weekend).

Voglio precisare che non sono un sostenitore di questa teoria anche se non si può escluderla a priori, come per tutti i casi di manipolazione del resto, e infatti il 5 novembre lo spike al ribasso che potete apprezzare sul grafico della CME non ha interessato gli spot market.

Comunque per gli amanti dei retroscena, l’eventuale impedimento derivante dalla mancata chiusura del gap è venuto meno.

A fronte degli elementi fin qui analizzati, se il Bitcoin riuscirà a confermare l’attuale livello di prezzo e a consolidarsi sopra la MA 200 daily, nel medio termine mi aspetto il raggiungimento del target 1 a 10.700$ e del target 2 a 11.800$. Per evitare di esser tagliati fuori da spike improvvisi (come quello esaminato in precedenza sul grafico della CME) è opportuno impostare uno stop loss a distanza di sicurezza (almeno il 3%) dal supporto dato dalla media mobile 200. 

Se allarghiamo l’orizzonte temporale, il target naturale a completamento del break-out del falling wedge è in area 13.000$.

Qualora il Bitcoin invece dovesse scivolare pesantemente al di sotto della MA 200 daily (che storicamente è una delle resistenze dinamiche più ostiche, come ci ha insegnato il 2018) i livelli di supporto chiave da tenere in considerazione sono gli stessi che abbiamo evidenziato in precedenza, e nello specifico il range 8000/7800$ e l’area di prezzo 7300/7500$.

Quadro fondamentale

A mio avviso, la notizia del mese (se non dell’anno) è quella relativa all’apertura della Cina, che in un continuo susseguirsi di colpi di scena anche oggi ha fatto trapelare dei documenti che attestano come sia venuta meno da parte delle autorità di controllo anche la velata ostilità nei confronti delle società di mining.

In tale ambito a mio avviso nei giorni scorsi una notizia davvero importante è passata sottotraccia, cioè quella relativa a una licenza ottenuta da una società cinese per la realizzazione di un exchange di criptovalute.

Qui trovate la fonte della notizia (il sito web è protetto da proxy e dunque non è raggiungibile da indirizzi IP fuori dalla Cina a meno che non si utilizzi un VPN).

La notizia si è diffusa piuttosto velocemente tra gli utenti social orientali e sicuramente siamo di fronte a un’ulteriore dimostrazione di come l’approccio della Cina sia radicalmente mutato nei confronti delle valute digitali. Ovviamente l’attenzione è massima, dato che l’apertura ufficiale del mercato cinese al trading di criptovalute inietterebbe un mare di nuova liquidità nel mercato.

L’attenzione che le superpotenze mondiali stanno dedicando al settore della blockchain e delle valute digitali, ha anche un rovescio della medaglia però: infatti la mossa cinese va decisamente contestualizzata nell’ambito della guerra commerciale con gli Stati Uniti, che negli ultimi mesi hanno palesato esplicitamente l’intenzione di “imbrigliare” il settore come dimostrano le interferenze su Libra e Gram.

E di certo la Cina non si è trasformata improvvisamente nel portavessilli della libertà e decentralizzazione, dunque nel lungo termine aspettiamoci un’ulteriore stretta dal punto di vista della “governance“.
Credo comunque che questo sia un punto di arrivo inevitabile.

Quel che è importante sottolineare, è come oltre all’approccio dei governi dei principali paesi anche la mentalità delle persone e degli investitori sia considerevolmente cambiata negli ultimi mesi, con il Bitcoin che ha svestito ormai definitivamente i panni di mero asset speculativo per vestire quelli di moneta di scambio e asset per la riserva di valore. 

Quest’ultimo aspetto si evince chiaramente dall’osservazione dei volumi di trading del Bitcoin nei paesi colpiti duramente dalla crisi monetaria (l’ultimo esempio ci viene dall’Argentina, con il governo che si è visto costretto a vietare l’acquisto di criptovalute tramite carta di credito).

Ma se una dinamica simile è più che naturale nei paesi in crisi, il mood sta cambiando anche nei cosiddetti “paesi sviluppati”.

Questo sondaggio lanciato su Twitter da Ron Paul, ex congress-man del Texas appassionato di economia internazionale e che non segue particolarmente il mercato crypto, vale più di mille parole.

In sostanza il buon Ron Paul ha chiesto ai suoi followers in quale forma preferirebbero ricevere un eventuale “donazione” di 10.000$, da vincolare per 10 anni senza possibilità di riscossione anticipata.

Sorprendentemente, il 59% dei partecipanti ha risposto Bitcoin! E ribadisco che il sondaggio è stato lanciato su una pagina assolutamente fredda e asettica nei confronti delle criptovalute, a dimostrazione di come ormai le persone inizino a comprendere l’importanza di un’inflazione bassa o nulla, caratteristica propria del Bitcoin che infatti ha una chiara natura deflattiva.

Considerazioni finali

La struttura tecnica del Bitcoin e il sentiment positivo del mercato sono tutti segnali che spingono nella direzione di una continuazione del rialzo da qui ai prossimi mesi, infatti non ci sono ragioni per ipotizzare un eventuale ribasso strutturale (se non di natura speculativa) e anzi i fondamentali del settore forse non sono mai stati solidi e improntati all’ottimismo come in questa fase.

Con questo non sto consigliando di correre alla cieca come la mandria di investitori retailers e comprare Bitcoin, solo perché il Presidente cinese ha rilasciato alcune dichiarazioni positive nei confronti della blockchain.

Ciò che voglio dire è che ragionevolmente siamo di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta del Bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina ha ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale di fatto stimolando un notevole aumento della domanda, che impatterà nell’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Se a questo aggiungiamo la dinamica accennata in precedenza, che vede i cittadini dei paesi in crisi monetaria fare incetta di valute straniere più solide e asset anticiclici (come oro e Bitcoin) per proteggere il valore dei propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

Infatti, in base al principio di scarsità (scarcity index) di un determinato bene, l’aumento della domanda a fronte di una riduzione dell’offerta dà luogo inevitabilmente all’aumento del prezzo del bene stesso.

I prossimi mesi saranno davvero incandescenti.

Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono unicamente quelle dell’autore, e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cointelegraph.com. Qualsiasi trade o investimento comporta dei rischi: si consiglia di condurre le proprie ricerche prima di prendere una decisione definitiva.





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